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Curiosità sulla Sardegna

Il nome

Ben conosciuta nell’antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Ichnussa (in greco Ιχνούσσα, orma di piede) o Sandàlion (Σανδάλιον) per la somiglianza della conformazione costiera all’impronta di un piede (sandalo).

Sempre i Greci la chiamarono anche Argyróphleps Nèsos (ἀργυρόφλεψ νῆσος) ossia l’isola dalle vene d’argento, per via della ricchezza argentifera del suo sottosuolo.

Per Erodoto la Sardegna era l’isola più grande di tutto il mar Mediterraneo e tale rimase nella conoscenza degli antichi navigatori per lungo tempo, in quanto la lunghezza delle coste sarde (1.232 km escluse le isole) è effettivamente maggiore di quelle siciliane o cretesi.

Sardinia, nome latino dal quale deriva Sardegna, terra dei Sardi (Sardi-orum), era il nome della provincia romana costituita nel 227 a. C.

Sardinia, a sua volta, deriverebbe da un’altra denominazione greca conosciuta come Sardò (Σαρδώ) nome di una leggendaria donna anatolica della quale si ha notizia nel Timeo di Platone e le cui origini venivano da Sàrdeis (Σάρδεις), capitale della Lidia.

La Bandiera

Nel Quattrocento si consolida la leggenda che spiega i quattro mori sullo stemma con l’intervento di san Giorgio nella battaglia di Alcoraz nel Nord della Spagna, vinta nel 1096 dagli Aragonesi contro i mori invasori che lasciarono sul campo di battaglia anche le teste coronate di quattro loro sovrani.

Alla fine del secolo, quando la Corona d’Aragona e il regno di Castiglia si uniscono nel Regno di Spagna, fra gli stati della Corona, la Sardegna continua nell’uso dello stemma con i quattro mori mentre l’Aragona-Catalogna privilegia i pali catalani.

Lo stemma dei quattro mori identifica la Sardegna sotto il dominio di Carlo V. Nel corteo funebre dell’imperatore, morto nel 1558, i quattro mori sono presenti sulla bandiera e sulla gualdrappa di un cavallo condotto a mano da nobili cavalieri. La scena è nota da un’incisione dell’epoca, riprodotta in testi a stampa; un esemplare si trova nella Biblioteca nazionale di Parigi.

In Sardegna e su documenti sardi la prima sicura attestazione dello stemma è sul frontespizio degli atti del braccio militare del parlamento sardo, i Capitols de Cort del Stament militar de Serdenya stampato a Cagliari nel 1591.

Il frontespizio degli Annales de la Corona de Aragòn, pubblicato nel 1610 da Jeronimo Zurita affianca i tre stemmi della Corona: la croce d’Aragona, i pali di Catalogna ed i quattro mori, ormai peculiari della Sardegna.
Lo stemma da allora fu riprodotto sui più diversi supporti: pubblicazioni a stampa, tesi universitarie, carte geografiche, edifici e monete di età spagnola.

Dal Settecento ai quattro mori fu sovrapposto lo stemma sabaudo con aquila recante sul petto lo scudo rosso con croce bianca. La riscoperta delle identità nazionali, molto sentita nell’Ottocento, portò a percepire lo stemma dei quattro mori come simbolo identitario e a riportarne l’origine al periodo giudicale.

Il canyon più spettacolare d'Europa

Gorropu è uno dei canyon più profondi d’Europa. È una gola di origine erosiva, lunga un chilometro e mezzo, che segna il confine tra il territorio barbaricino di Orgosolo e quello ogliastrino di Urzulei. È stata modellata nel tempo dalla forza del rio Flumineddu che scorre sul fondo, alimentato da acque che attraversano il Supramonte, in parte infiltrandosi in gallerie sotterranee, in parte riemergendo da sorgenti a valle della gola. Il torrente ha eroso la roccia calcarea fino a formare il canyon. Le sue pareti racchiudono fossili che svelano la genesi sottomarina, avvenuta tra 190 e 60 milioni di anni fa.

Ti troverai nel territorio più selvaggio dell’Isola: per affrontare i trekking che portano al canyon, sono necessari accompagnamento di guide esperte e attrezzatura adeguata. La via d’accesso più immediata è a est, parcheggiando l’auto nel passo di Genna Sìlana, lungo l’orientale sarda (statale 125), tra Dorgali e Baunei, per poi percorrere un sentiero segnalato di un’ora all’andata e del doppio al ritorno. Attraverso un bosco di lecci, felci, corbezzoli e altri profumi mediterranei, arriverai all’ingresso di Gorropu.

Potrai fare l’escursione guidata anche di notte per vivere dal tramonto all’alba l’anima profonda del Supramonte. Percorrendo i tre sentieri camminerai tra ginepri e tassi millenari, incontrerai grotte, come su Cunnu de s’Ebba, pinnettos (antichi ovili) e insediamenti nuragici.

Il nuraghe Presetu Tortu, è dominato a sua volta dal nuraghe Mereu, colosso di calcare bianco svettante sul verde della foresta. A valle l’ingresso è sorvegliato dal nuraghe Gorropu. L’inaccessibilità ha generato leggende su mostri che ne abitavano le grotte. Si dice pure che in un suo preciso punto si vedano le stelle in pieno giorno e che sboccino, di notte, i magici fiori della felce maschio.